Drumcicrlepercussiva
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DRUM CIRCLE PERCUSSIVA friuli venezia giulia
DRUM CIRCLE PERCUSSIVAfriuli venezia giulia

ritmoterapia per l'handicap grave

cOME LA DRUM THERAPY INFLUENZA LA SOCIALITà

DOTT. Laura Turello

 

 

 

 

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RITMO TERAPIA

 

Siamo stati concepiti attraverso ritmici amplessi, veniamo alla luce sull’onda di contrazioni ritmiche e la prima cosa che facciamo è piangere, ovvero cerchiamo il contatto con l’altro e con noi stessi per esprimere un dolore e un senso di bisogno dell’altro, prima di cominciare una ritmica suzione che cheterà il pianto. Tutto ciò che ha vita, ha ritmo. Siamo immersi in un’infinità di ritmi, dai più ampia quelli più impercettibili delle particelle subatomiche . Forti delle scoperte scientifiche appena descritte, un numero sempre più grande di terapeuti e ricercatori si è dedicato alla sperimentazione e all’applicazione clinica degli effetti del tamburo sui propri pazienti. I risultati positivi a cui si è giunti testimoniano la validità di un metodo antico, che la scienza ha reso oggi d’avanguardia. La Ritmo terapia può essere considerata sia una terapia espressiva o arte terapia sia una forma specifica di musicoterapia. Nel primo caso essa si troverebbe dunque nella stessa categoria delle altre terapie non ancora riconosciute ufficialmente dal Sistema Sanitario Nazionale, come la Danzamovimentoterapia, la teatro terapia, l’arte terapia, pur trovando ognuna di esse una valida collocazione al fianco delle terapie e ancor maggiormente delle psicoterapie riconosciute e venendo ormai insegnate anche a livello universitario, come master di specializzazione post-laurea. Nel secondo caso si distinguerebbe dalla più ampia Musicoterapia per la preminenza data all’uso del tamburo tra gli altri strumenti a percussione utilizzati, ma anche per specifici metodi applicativi utilizzati, più vicini in realtà allo Shamanic counselling. Come in musicoterapia si può,tuttavia, parlare di approccio attivo e passivo:

 

DRUM THERAPY ATTIVA

 

Il paziente suono personalmente il tamburo, da solo,oppure insieme al terapeuta, o ancora al gruppo. Le metodologie utilizzate sono numerose:

• self drum therapy;

• drum therpy session attive individuali;

• drum therapy session attive di gruppo;

• shamanic counselling.

 

DRUM THERAPY PASSIVA

 

Il paziente ascolta il suono del tamburo, sia esso registrato oppure suonato dal vivo dal terapeuta. In questo caso le metodologie utilizzate sono le seguenti:

• Drum therapy session di ascolto;

• Drum journey. L’OMS definisce la malattia come la rottura dell’equilibrio tra i differenti livelli (fisico, mentale, psichico e sociale) che costituiscono l’essere umano.

In questa prospettiva il concetto di salute si dilata notevolmente e di conseguenza anche quella di terapia, che può comprendere qualunque attività che miri allo sviluppo del benessere personale, ma anche sociale. La Drum Therapy stessa prende dunque un’accezione terapeutica non esclusivamente legata all’ambito clinico, ma anzi, polivalente: dalla pedagogia, all’educazione degli adulti, dai gruppi di espressione creativa alla formazione aziendale.

 

5.1 PRINCIPI DI EFFICACIA

 

I principi di efficacia che ne guidano l’applicazione si rifanno sostanzialmente ai benefici effetti che il suono del tamburo produce nell’organismo dell’essere umano. Livello fisico Suonare il tamburo è un intensa attività fisica e in quanto tale porta alla produzione e liberazione di endorfine, migliorando la vitalità individuale. L’allenamento e la postura richiesti per riuscire a suonare correttamente e per un certo tempo continuativo sviluppa la muscolatura e promuove la consapevolezza dello schema corporeo, lavorando al coordinamento senso motorio e psicomotorio. La necessità di utilizzare entrambe le mani per suonare il tamburo, specialmente quelli africani latino-americani, sviluppa un armonioso equilibrio tra l’attività dei due emisferi cerebrali e migliora la capacità di risposta agli stimoli. La respirazione diaframmatica necessaria, soprattutto se al suono del tamburo si aggiunge il canto, migliora l’ossigenazione e la circolazione energetica nella parte superiore ed inferiore del corpo umano, contribuendo a sbloccare il diaframma, spesso sede di tensioni e contratture dovute a stress, ansia, fretta, o blocchi emotivi. Le onde sonore liberate dal tamburo effettuano un profondo massaggio vibratorio sull’organismo, risuonando in modo particolare nella zona pelvica. Ascoltare il suono delle percussioni risveglia inoltre il riflesso talamico di risposta al suono, portando progressivamente al movimento e alla danza, in risposta all’eco inconscia dei ritmi primari evocati dal suono dello strumento, ovvero: il battito cardiaco della madre e il suo respiro cullante, percepiti dall’embrione in utero sin dalla ventunesima settimana di gestazione. “Se il cosmo è una rete di vibrazioni e il suono è un fenomeno ondulatorio, allora la musica è il linguaggio universale per eccellenza”. L’idea che il sono potesse fungere da ponte di collegamento fra l’uomo e la realtà che lo circonda appartiene profondamente anche all’Occidente. È l’antica teoria della Musica delle Sfere, che, fra l’altro, lega a doppio vincolo la musica alla matematica. L’uomo ha sostanzialmente due modi per “fare” musica: la propria voce e gli strumenti musicali. A questo possiamo aggiungere la possibilità della percussione di se stessi o dell’ambiente (suolo, rocce, alberi, acqua…) che, insieme all’imitazione vocale dei suoni animali e della natura, costituisce la più primitiva forma di musica fatta dall’uomo. Il potere di connessione esercitato dal suono avviene su quattro livelli: Livello mentale L’entrainment generato dalle onde sonore sulle onde cerebrali porta all’incremento delle connessioni interemisferiche e della produzione di onde alfa e thta, con i molteplici effetti analizzati nei capitoli precedenti. Questo stato di allentamento del controllo razionale facilita stati meditativi e creativi, con l’emersione di intuizioni e l’attivazione della funzione immaginifica. Le musiche prodotte da strumenti a percussione sono solitamente basate su strutture ritmiche ripetitive e circolari, con parti di improvvisazione ed assolo, che al loro termine vengono, per così dire, riassorbite nel groove ritmico di base. Questo loop e la predittibilità che ne deriva fa si che il cervello individui il pattern e la simmetria dell’impulso percettivo recepito, generando una sensazione di piacere, sicurezza ed abbandono. Questo effetto si produce nel cervello principalmente attraverso l’attività dei gangli basali , che percepiscono l’imminente avvicinamento di una “meta”, il punto in cui il ciclo ritmico riparte da capo, ed inviano conseguenti segnali alla corteccia. Suonare il tamburo richiede inoltre una concentrazione aperta, sempre in ascolto, per sentire dove si trova il battito di base. Tale concentrazione facilita la riduzione del dialogo interno e del pensiero, a favore di una presenza davvero organica che valorizza il lavoro all’unisono di corpo – mente - emozioni, la loro centratura reciproca, e uno stato di allerta pronto a recepire tutti gli stimoli provenienti sia dall’interno che dall’esterno. Livello psichico I principali benefici psichici sono dati dal suonare attivamente il tamburo, per gli aspetti di creatività, piacere estetico, condivisione sociale e riconoscimento impliciti in ogni attività artistica realizzata in gruppo. Il drumming group si rivela così un efficace medium dell’espressione non verbale, facilitando il superamento delle inibizioni e della paura di esporsi, consentendo l’affioramento di emozioni e contenuti inconsci e la loro messa in azione suonando il tamburo. Le modalità specifiche di tale relazione possono inoltre venire decodificate a livello simbolico attraverso le chiavi interpretative tipiche della musicoterapia, portando ad una ampliamento della consapevolezza personale in merito alle dinamica inconsce rivelate all’attività artistica. A volte però può aver luogo un autentico momento di liberazione emozionale, soprattutto in ambiti terapeutici, ove ciò faccia parte degli obbiettivi del percorso, o comunque in quei casi in cui la persona stessa si dia l’esplicita intenzione di lavorare attraverso il tamburo su un tema preciso. Si può così arrivare a riportare sullo strumento quei nuclei di esperienze o di emozioni su cui si desidera fare maggiore chiarezza e consapevolezza, arrivando alla catarsi ed alla successiva possibilità di analisi e comprensione di quanto successo. È questa una fase molto delicata in quanto, la rielaborazione, permette di ricreare un equilibrio che garantisca l’integrità psicologica della persona. Lo stato di catarsi, infatti, permette di sciogliere dei nodi emotivi, facendo riemergere dei contenuti, delle emozioni e dei vissuti che l’individuo aveva bloccato, nascosto alla parte conscia di se stesso. Fermarsi alla pura catarsi, quindi, diventa controproducente e addirittura pericoloso rispetto allo stato di benessere e salute psicosomatica. Applicarsi al ritmo, in quanto forza fisica e simbolicamente strutturante, provoca nella persona un rinforzo in termini psicologici come quell’insieme di regole interiorizzate derivanti dall’integrazione della psiche della funzione paterna, normativa e autonomizzante. Si intuisce quindi il suo potenziale applicativo nei casi di patologie dovute a dipendenze ad esempio, proprio per quel carattere di disciplina, autodisciplina e responsabilità, resistenza e perseveranza promossi attraverso la pratica del drumming. Livello divino sul piano dell’invocazione divina, la musica esercita il suo potere più sacro, e questo non solo nelle culture etnologiche, ma perfino nella Chiesa cristiana, dove si sostiene che “ cantando si prega due volte”. Schneider mostra come il canto venga spesso visto come un sacrificio sonoro da parte dell’uomo per le divinità, come se in questo modo l’uomo andasse a rinforzarle nel loro nucleo più profondo, e questo spiega la creazione dell’uomo nel particolare apprezzamento divino delle sue manifestazioni musicali. I nativi americani pensano che cantare sotto gli alberi sia un dono molto gradito agli spiriti che li animano. Ci sono poi culti di possessione, che hanno elaborato un vasto insieme di divise musicali specifiche per ognuna delle divinità che si vuole chiamare e rendere presente. In alcune culture, si crede infatti che ogni dio sia sensibile ad un certo tipo di ritmo, melodia op danza, che esprime specificatamente la sua storia e la sua natura. Livello naturale Il collegamento sonoro tra uomo e ambiente presenta due aspetti diversi. Da un lato c’è l’ovvia considerazione di come di come l’uomo sia immerso costantemente in un mondo di suoni e dei diversi gradi possibili di ascolto. Certi rumori possono essere infatti lasciati al di sotto della soglia di attenzione, oppure ci si può rendere di proposito cassa di risonanza, ascoltando attraverso il corpo intero e le emozioni, lasciandosi scuotere e trascinare dai ritmi e dalle melodie naturali. Dall’altro lato troviamo la capacità imitativa dei suoni della natura da parte dell’uomo, usata per gli scopi più diversi, dagli antichi rituali propiziatori della pioggia, ai richiami dei cacciatori. Per gli sciamani, imitare il suono di un fenomeno atmosferico op di un animale, ad esempio, equivale ad esercitare un potere su di essi perché ne tocca l’essenza. Livello personale l’uomo può utilizzare il proprio corpo o gli strumenti per mettersi in contatto con se stesso da un punto di vista sia fisico, attraverso la percezione uditiva e corporea, che emotivo. Fare musica è un atto profondamente creativo, attraverso cui noi possiamo dare forma al nostro mondo interiore, esprimendolo in tutte le sue tonalità. Le vibrazioni esercitano, come già detto, un massaggio benefico sui nostri organi e tessuti, favorendo il rilascio di blocchi fisici ed emotivi. Livello sociale A questo livello la musica funge da veicolo di significati. Come ogni cultura si crea una propria lingua, così pure forgia le proprie originali forme musicali, nelle quali, come direbbe un romantico ottocentesco: si trasforma l’anima del popolo. Un certo stile può venire allora associato a determinate attività (si pensi ad esempio alle metodologie funebri o a quelle militari), ambiti sociali (musica classica, popolare, etnica) e costellazioni di significati (il rap, le musiche per la trance, la musica new age…). Inoltre, se si può dire che ogni persona ha il proprio ritmo, lo stesso si può fare parlando di gruppi umani. A questo proposito, si può considerare la differenza fra i ritmi degli abitanti di una metropoli occidentale, rispetto anche solo ad una paesino montano. Ritmi sociali diversi originano anche da diversi modi di misurare il tempo: se da noi l’uso dell’orologio è generalizzato, altri popoli utilizzano metri diversi per scandire il tempo, come il Sole, le stagioni e così via. Secondo la Dott.a Diana Tedoldi, la musica e il ritmo permettono all’uomo di intrecciare la propria esistenza con quella del cosmo, in un ampio rapporto di risonanze, canti e controcanti, simili al vibrante fruscio delle foglie di un albero nel vento. La musica e il ritmo, quindi sono realmente un linguaggio universale, capace di creare ponti attraverso le diversità (di sesso, religione, cultura, abilità, età e così via): da qui la loro forza aggregante e socializzante, preziosa in contesti interculturali o caratterizzati da conflittualità, ma ancora, come nel caso analizzato nei capitoli successivi, in situazioni di difficoltà, di capacità sociali minime e di comportamenti deviati da livelli cognitivi molto bassi. In altre parole, nelle disabilità. Il drammi group rende possibile un’apertura relazionale che scavalca la comunicazione verbale e apre canali espressivi condivisi transculturalmente, focalizzandosi sull’ascolto e sul supporto reciproco. L’entrainment si trasferisce allora dal livello sono-mente al livello individuo-altri, realizzando un trascinamento reciproco, uno stato di coscienza condiviso da tutti, un allineamento ritmico qui-ed-ora. Quando poi si tratta di apprendere le basi per suonare il tamburo all’interno di una ben precisa tradizione, popolare o religiosa, lo scambio che si crea tra giovani ed anziani, depositario della memoria, permette di consolidare la percezione delle proprie radici e della continuità intergenerazionale. Questo è inoltre un modo per valorizzare gli anziani, spesso relegati ad un ruolo sociale marginale, in una rete di relazioni che fanno sentire ad ognuno l’importanza della propria presenza e del proprio contributo, all’interno della comunità culturale di appartenenza. Proprio per questo senso di appartenenza sociale, stimolato dall’apprendimento delle arti tradizionali, faciliterebbe la riduzione di quei vissuti di disagio giovanile spesso alla base di situazioni di rischio o di devianza, schiudendo quindi importanti possibilità applicative in ambito pedagogico. Livello spirituale Attraverso la testimonianza di chi pratica Drum Therapy, sia con utenza individuale che di gruppo, mi risulta possibile affermare che esiste un livello più “sottile” su cui agisce questo tipo di terapia, che trascende i precedenti. La sensazione di condivisione e di partecipazione dell’altro, che viene resa possibile nel drumming group, si espande a volte fino a toccare una dimensione spirituale di unità dell’essere e nell’essere. Gli individui diventano dei canali attraverso cui scorre il ritmo, questo diventa un’entità che si separa dall’azione che la crea, fluendo attraverso le persone e sintonizzandole.

 

5.2 METODI APPLICATIVI

 

Nonostante ci sia una molteplicità di aspetti terapeutici, il tamburo non deve essere inteso come un rimedio universale, ma è necessario, come ogni terapia, calibrare sapientemente il suo uso in relazione alle caratteristiche dell’utenza e agli obiettivi specifici che di volta in volta ci si prefigge di raggiungere. In questo senso c’è infatti chi parla di ‘Vitamin D – Vitamin Drum’, sottolineando con questo termine che, come ogni vitamina, anche questa non deve essere assunta come una pillola dall’effetto placebo. Ciò premesso, nei paragrafi successivi approfondirò alcuni ambiti applicativi in cui la Drum Therapy si è rivelata un fondamentale attivatore di risorse o più semplicemente di benessere.

 

SELF DRUM THERAPY

 

Diversa da tutte le altre, nasce dal lavoro di allenamento di chi vuole imparare o approfondire le tecniche di utilizzo del tamburo e preveda un esplorazione ritmica e l’improvvisazione. Il setting è assolutamente libero: non occorre un luogo specificamente deputato, né un orario fisso stabilito, ma solo uno strumento. Sicuramente, se la persona, autonomamente, decide di ritualizzare il laboratorio, kla pratic assumerà immediatamente maggiore importanza anche di fronte a se stessi e l’individuo, automaticamente, adotterà una serie di pratiche atte a far scattare a livello inconscio la percezione dell’entrata in una dimensione extra-quotidiana. La ritualizzazione del setting di Self drumming Therapy porta alla creazione di un dispositivo simbolico che agisce a livello inconscio, facendo scattare delle associazioni fra stimoli percepiti e significati attribuiti, che si rinforza attraverso la ripetizione. ‘Si guarda il proprio tamburo, lo si ascolta, lo si saluta, lo si prende in mano, fra le gambe, a tracolla, ci si siede sopra. Così entra a far parte del proprio corpo. Ora si tratta di inglobarlo interiormente. Un colpo. Lo si ascolta risuonare. Un altro. Qualcosa si scioglie. Due, tre, quattro. Sempre più spazio, sempre più liberi, in ascolto attraverso tutto ciò che si è. Presenti, attenti, aperti. E il ritmo prende e trascina, smuove, crea fluidità nel corpo, nella voce. Finché ad un certo puntosi sente che qualcosa giunge al culmine, che un picco di forza ha raggiunto la massima potenzialità espressiva, e si sta lì, a nuotarci attraverso, respirando e gustando e odorando tutto, insieme. Non si sa quanto tempo passi, ma ad un certo punto il movimento cambia, si sente che qualcosa sta tornando a casa, leggero. Ancora qualche volteggio, un ultimo giro. Sempre più calmo. Silenzio: lo spazio per osservare la trasformazione interiore.’ Così Diana Tedoldi descrive quello che più o meno prova chiunque provi a lasciarsi andare attraverso un tamburo, o qualsiasi altro strumento che percepisca particolarmente vicino al proprio sentire. Il musicoterapista Christine Stevens suggerisce alcuni esercizi per sviluppare la propria connessione con il ritmo: o Diventare consapevoli dei propri ritmi quotidiani, ascoltando se stessi mentre si parla, si cammina, si mangia, si conversa etc. o Al mattino, scegliere un canzone con un ritmo che piace e muoversi, nel corso delle proprie attività quotidiane, seguendo questo ritmo dentro se stessi. o Trasferire questo ritmo al tamburo, suonandolo e trasformandolo, lasciandosi guidare dallo stesso ritmo che emerge ‘nel momento’. o Seduti di fronte al tamburo, battere lo strumento dandosi l’intenzione che attraverso il suono fluiscano tutte le tensioni che percepiamo. o Associare il respiro al battito del tamburo: accompagnare ogni inspirazione ed espirazione ad un gesto adatto alla percezione delle qualità del proprio respiro in quell’istante. o Battere il tamburo al ritmo del proprio cuore. Per quanto riguarda gli obiettivi raggiungibili con questo tipo di Drum Therapy che si sviluppa secondo una modalità autogestita, posso, a titolo esemplificativo, elencare quelle che la Dott.ssa Tedoldi riporta nel suo libro, ovvero: a) Graduale impratichimento nell’uso dello strumento, acquisizione della dimestichezza nel suonarlo, crescita della complessità dei ritmi suonati; b) Sviluppo del coordinamento fra mano destra e sinistra e conseguente stimolazione e armonizzazione di entrambi gli emisferi cerebrali; c) Profondo auto massaggio vibrazionale con effetti benefici su tensioni fisiche e funzionalità degli organi interni; d) Attivazione di intuito, immaginario e creatività; e) Sviluppo delle capacità di ascolto interiore ed esteriore, di espressione personale; f) Liberazione emozionale.

 

DRUM THERAPY SESSION

 

Si tratta di una vera e propria seduta di terapia, individuale o di gruppo, con un setting ben preciso in termini di luogo dell’incontro (ad esempio: lo studio del terapeuta, la sala di un’associazione), periodicità stabilita, durata dell’incontro e messa a fuoco preliminare delle caratteristiche dell’utenza con conseguente determinazione di obiettivi terapeutici specifici. In questo caso possono essere inclusi momenti in cui si suona attivamente il tamburo ed altri in cui semplicemente lo si ascolta, suonato dal terapeuta.

 

DRUM THERAPY SESSION DI ASCOLTO

 

L’efficacia terapeutica dell’ascolto del suono del tamburo, registrato o suonato dal vivo, si fonda sull’effetto di risonanza fra onde sonore e costituzione vibrazionale fisico - energetico - emotiva dell’uomo. Si possono così sciogliere blocchi su questi tre livelli, facendoli, per così dire, collassare all’interno una volta intercettata la loro specifica frequenza. A questo si aggiunge l’effetto di entrainment sulle onde cerebrali, per rilassare o attivare specifici stati di coscienza considerati benefici per la persona, in condizioni di ricettività passiva rispetto al suono percepito. In alcuni casi il suono del tamburo, registrato nelle frequenze desiderate, viene lasciato come sottofondo durante le attività quotidiane, come nel caso del trattamento REI precedentemente approfondito, senza riservare perciò un momento specifico della propria giornata all’ascolto. Nella Drum Thrapy session individuale di ascolto, dove invece il suono è dal vivo, vi può essere anche più di una persona impegnata a suonare il tamburo per il paziente da curare, anche se non è consigliabile superare, secondo la dott.ssa Diana Tedoldi, il numero di tre o quattro, data l’intensa stimolazione sensoriale nervosa ed emotiva apportata dal suono del tamburo. Con più suonatori l’effetto di risonanza sonora si moltiplica: un tamburo può venir suonato in prossimità della testa, mentre uno ai piedi dell’utente e altri due ai lati del suo corpo. In caso di fenomeni di sovra stimolazione, Drake suggerisce di suonare il tamburo con battiti leggeri e veloci, alla frequenza di circa 1 bps nell’area dei piedi, per rilassare il paziente. Diana Tedoldi descrivendo la propria esperienza personale racconta che anche il semplice ascolto dei battiti del tamburo attraverso il corpo può indurre sensazioni ed emozioni fortissime portare alle così dette “esperienze Kundalini” , profonde liberazioni di energia che si manifestano sottoforma di intenso calore diffuso in tutto il corpo, sudore, insonnia, incremento della forza fisica e della vitalità, stati espansi di coscienza. La seduta solitamente si chiude con un momento di verbalizzazione per condividere le sensazioni vissute sia dal terapeuta che dal utente, il materiale immaginativo e i pensieri eventualmente emersi. Data la delicatezza dell’esperienza, come ogni situazione dove l’interiorità della persona è particolarmente esposta, è di fondamentale importanza che il terapeuta sia adeguatamente preparato per la gestione del setting, delle tecniche e della relazione con il paziente.

 

DRUM THERAPY SESSION ATTIVA

 

Come si evince dal nome, durante queste sedute il paziente ha un ruolo attivo. Anche in questo caso però il terapeuta, oltre ad avere una buona conoscenza dell’uso del tamburo, sia anche adeguatamente formato per gestire la relazione terapeutica. Passando in rassegna articoli inerenti la più recente pratica clinica della Drum Therapy, ho potuto individuare una molteplicità di campi di applicazione nei quali sono stati verificati alcuni rilevanti effetti positivi:

• Gestione dello stress e ipervigilanza : sono sufficienti 15 minuti di drumming al ritmo del proprio cuore per incrementare la produzione di endorfine e onde alfa e quindi accedere ad uno stato di rilassamento positivo, con riduzione del controllo mentale e del dialogo interno (inteso come pensiero incessante, sempre intento a processare informazioni, giudicare situazioni, immaginare eventi futuri etc.)

• Tolleranza del dolore : il rilascio di endorfine, prodotte attraverso l’attività fisica e ludica del drumming, porta ad una diminuzione del senso del dolore fino a trenta ore successive alla sessione;

• Malattie degenerative : migliore resistenza e capacità di guarigione dell’organismo a causa dell’aumento delle difese immunitarie;

• Morbo di Alzheimer e autismo: il ritmo diventa veicolo di apertura relazionale, scavalcando le funzioni logiche e facilitando la messa in movimento del corpo;

• Asma : il lavoro sul respiro diaframmatico e l’apprendimento di tecniche di respirazione associato ad un attività ludica consente di ridurre l’ansia associata all’atto respiratorio;

• Abusi emotivi, fisici e sessuali : i trattamenti sono stati effettuati sia su persone abusate sia su adulti maschi abusanti. Gli obiettivi terapeutici raggiunti riguardano sviluppo dell’assertività, gestione della rabbia, sviluppo di comportamenti pro- sociali, riconoscimento ed espressione delle emozioni, gestione dell’intimità;

• Dipendenze e tossicodipendenze, veterani di guerra traumatizzati e detenuti: il lavoro sul ritmo sviluppa attenzione, concentrazione autodisciplina e consolidamento della propria struttura intensa, intesa come la capacità di stare nelle regole e di sviluppare autonomia e capacità di leadership positiva. Il setting di gruppo crea un ambiente relazionale dov’è più facile tollerare le frustrazioni, si sviluppa ascolto reciproco e si riduce l’auto centratura.

 

SHAMANIC COUNSELING

 

Lo Sciamanic Counselling, elaborato da Michael Harner, antropologo e docente universitario statunitense, consiste nell’applicazione di tecniche di guarigione sciamaniche a sedute di counseling individuale e di gruppo. La tecnica principale consiste nell’uso rituale del viaggio (il così detto Drum Journey) l’esperienza attraverso cui l’anima dello sciamano viaggia fra mondi, in uno stato di coscienza che Harner definisce specificatamente stato sciamanico di coscienza (SSC). Lo Shamanic Counselling di gruppo talvolta unisce al drumming altre tecniche sciamaniche, come ad esempio la narrazione di storie, la danza e il canto, la divinazione, la celebrazioni di cerimonie rituali, la creazione di maschere. In questo modo viene applicato in una varietà di contesti terapeutici e riabilitativi, ad esempio nei centri di cura psichiatrica, nel trattamento delle dipendenze da sostanze, nel lavoro con gli adolescenti a rischio, negli ospedali, prigioni, scuole e così via.

 

DRUM CIRCLE

 

Il Drum Circle si distingue dalla Drum Therapy, per l’approccio meno clinico - terapeutico (in termini di setting - diagnosi e obiettivi) ed esplicitamente orientato sull’aspetto educativo, esperienziale e ludico. Vorrei fare una prima breve distinzione tra il Drum Circle delle origini (1980) e la sua evoluzione in senso metodologico. Nel primo caso siamo infatti di fronte a un gruppo cui chiunque può partecipare, dove il conduttore guida le persone a sperimentare l’uso del tamburo e a conoscere i ritmi, unendo canti, danze ed eventuali esperienze di stamani drumming. A questa prima fase, centrata più sull’aggregazione spontanea, è seguito un momento di riflessione sugli specifici obiettivi raggiungibili con questo tipo di lavoro di gruppo, arrivando a definire sempre meglio le caratteristiche operative, i ruoli implicati, le possibilità applicative in contesti pedagogici ed andragogici. Le sue origini si trovano negli Stati Uniti, sull’onda di un consistente processo di recupero e valorizzazione delle tradizioni etniche native americane ed africane, e prende rapidamente la forma di un vero e proprio “movimento”. Attualmente fra i sui rappresentanti di spicco troviamo Arthur Hull , etnomusicologo e percussionista che per primo ha codificato una tecnica di lavoro di gruppo sul ritmo orientato alla consapevolezza personale ed al cambiamento sociale, brevettandola con il nome di Village Music Circles. “La mia missione nella vita è portare le persone a riscoprire la profonda relazione con l’universo ritmico che permea ogni aspetto delle nostre vite” Hull si spinge a parlare di endrummingment (letteralmente: intamburamento), intendendo con questo termine un’esperienza, un’attitudine interiore, un processo di condivisione ritmica di sé e attraverso il gruppo, capace di creare un allineamento armonico fra aspetti fisici, emotivi e spirituali delle persone. Il conduttore diviene quindi un facilitatore, così come l’Educatore Professionale, che conosce il modo per portare le persone ad un’unità nel ritmo, ha esperienza nella gestione di gruppi e padroneggia tecnicamente gli strumenti a percussione utilizzati. Chi partecipa ad un Drum Circle è inoltre invitato ad osservare delle regole specifiche, una “Drum Circle Etiquette”:

• Non fumare e non indossare anelli, orologi o braccialetti, per evitare danni a se stessi e ai tamburi;

• Chiedere il permesso prima di suonare il tamburo di un'altra persona. Per il rapporto personale che si può creare tra individuo e strumento;

• Sostenere il groove di base, assicurandosi che non si perda mai;

• Lasciare spazio tecnico agli altri, evitando di suonare ogni pausa per favorire la partecipazione di tutti alla creazione ritmica;

• Suonare al volume del gruppo, in modo da riuscire a sentire sia se stessi che gli altri;

• Vincere le inibizioni e la propria paura di esporsi divertirsi e permettersi un’improvvisazione di assolo, se si ha la capacità di farlo;

• Lavorare alla semplicità non complicare eccessivamente i pattern ritmici;

• In caso di difficoltà chiedere aiuto, avere pazienza darsi del tempo per imparare.

È possibile evincere da queste indicazioni un messaggio profondamente educativo al rispetto reciproco e alla responsabilità nei confronti di se stessi e del gruppo, insieme alla valorizzazione degli apporti creativi individuali, verso relazioni non competitive. Solitamente un Drum Circle si apre con la creazione stessa di un cerchio fisico, formato da persone munite di uno strumento, proprio o fornito dall’organizzatore dell’evento: questo gesto costituisce già di per se un autentico rito, dato il profondo significato simbolico del cerchio. Esso è infatti da sempre un simbolo di protezione, compiutezza e perfezione, sinonimo di rigenerazione ed eternità. Le streghe usavano disegnare un cerchio di sale attorno a sé durante le proprie pratiche magiche, gli astri appaiono allo sguardo umano come forme circolari, il tempo uroborico e ciclico della natura costituisce un cerchio di morte e rinascita senza fine. Come in un cerchio tutti i punti sono equiparati dal centro, così i partecipanti di un Drum Circle sono sullo stesso livello, si possono tutti guardare in faccia, direzionando la propria energia verso il cuore del cerchio, e da qui potendo attingerne per rinvigorirsi in ogni momento e rinnovare così la propria connessione con il gruppo. Si comprende allora l’orizzonte spirituale originariamente sotteso al nome del tipo di laboratorio e il suo orientamento verso la realizzazione di una comunione di intenti orientata all’evoluzione personale e sociale, che in alcuni casi prende sfumature addirittura cosmiche, di rigenerazione dell’energia del pianeta e della natura. Le tecniche utilizzate da Arthur Hull e soprattutto di Michael Drake hanno un orientamento di tipo sciamanico; nel loro approccio, infatti, si può vedere che la matrice simbolica di riferimento è quella della cosmologia sciamanica, lasciando come certezza basilare dell’esistenza di interconnessioni fra il mondo fisico (la realtà materiale), mentale (i propri intenti e desideri) e spirituale (trasformazioni energetiche che si riverberano sul piano terreno). In questa prospettiva il drumming diventa qualcosa di sacro. Nella sua applicazioni a contesti formativi istituzionalizzati, gli aspetti più metafisici del ritmo e del tamburo appena descritti viene generalmente esclusa, evitando così l’intrusione di elementi che potrebbero offendere le credenze individuali o collidervi, generando una discrasia pericolosa al fine di raggiungere degli obiettivi di gruppo. Le tecniche utilizzate e le finalità della pratica vengono inoltre calibrate in relazione all’utenza, che questa volta avrà caratteristiche più definite, essendo un gruppo meno spontaneistico e spesso costituito e spesso costituito sulla base di specifiche caratteristiche – manager, allievi universitari, personale sanitario, club sportivi, utenti di Centri di riabilitazione etc.-. Esistono diversi tipi di Drum Circle e tutti attraggono le persone per svariati motivi come la compartecipazione, la condivisione e la focalizzazione verso il raggiungimento di un obiettivo comune.

 

1. IL COMMUNITY DRUM CIRCLE

 

I Drum Circle si svolgono nei parchi, sulle spiagge, nei centri di aggregazione sociale, nei negozi di musica e addirittura nelle case. Tutti i tipi di persone possono partecipare a questa attività, da quelle che hanno già un po' di esperienza di drumming e vogliono suonare il loro tamburo per un paio d'ore, a quelle che stanno cercando di entrare nel mondo della musica e scoprono il drumming e il suo carattere intrigante e accessibile a chiunque. Ci sono inoltre persone che si avvicinano al Drum Circle per motivi religiosi e altre che ci vedono un'opportunità di socializzazione e sperimentazione. I benefici che include questo tipo di Drum Circle sono numerosi, ma si possono riassumere in quattro punti: 1. facilita la socializzazione e l'accoglienza dell'altro; 2. migliora la creatività e la fiducia in se stessi; 3. funge da ponte per un primo contatto con la musica o per la pratica di questa; 4. è il setting adatto per la crescita spirituale.

 

2. EDUCATIONAL DRUM CIRCLE

 

Per questi stessi valori di integrazione, rispetto reciproco, sviluppo delle capacità personali e dell’identità, la Drum Therapy ha trovato notevoli riscontri anche in campo pedagogico, venendo adottata in numerosi programmi scolastici ad integrazione delle attività educative. I principali risultati raggiunti attraverso il Drum Circle riguardano lo sviluppo di:

• Linguaggio, capacità di apprendimento e di pensiero;

• Espressione personale, fiducia nella propria originalità creativa, autostima e apprezzamento degli altri;

• Team building, condivisione di gruppo, senso di comunità, rinforzo dell’identità individuale attraverso il riconoscimento del proprio ruolo nel gruppo;

• Capacità di prendersi rischi, sviluppare intuizioni e pensiero laterale, risolvere problemi, organizzarsi, confrontarsi con la realtà, adattarsi ai cambiamenti, cooperare con gli altri;

• Capacità di osservazione ed ascolto;

• Resistenza e concentrazione;

• Coordinazione senso motoria e psicomotoria.

Le scuole che hanno incluso nel proprio curriculum studi esperienze di Drum Therapy, hanno inoltre rilevato una significativa diminuzione del drop out e dell’assenteismo riducendo parallelamente anche i problemi legati alla disciplina.

 

3. TRAININGN & DEVELOPMENT DRUM CIRCLE

 

Il Drum Circle viene utilizzato nel buisness e negli ambienti professionali per illustrare i principi e i vantaggi di un lavoro in team, il valore delle diverse abilità e i benefici dello sviluppo del cameratismo tra colleghi. Molte Società si sono avvalorate di tale tecnica per far nascere un senso di partnership, per ridurre lo stress e incoraggiare lo sviluppo di modi sani di relazionarsi tra pari, all'interno del gruppo dei loro dipendenti. In questo modo si ottengono risultati importanti come la dimostrazione del "beneficio" che possono portare le svariate diversità che si possono riscontrare tra colleghi, il raggiungimento di una sinergia e la nascita di nuove relazioni positive create grazie alla cooperazione e che perdurano poi sul posto di lavoro. La chiave di volta della proposizione di interventi formativi centrati sul Drum Circle risiede nel crescente valore assegnato alla relazione. La fisica quantistica stessa, attraverso la dimostrazione di Heinsenberg, evidenzia come l’atto di osservare qualcosa modifichi la cosa stessa che si sta osservando: la relazione è quindi al centro della creazione stessa della realtà. Concetto ripreso e approfondito dalla psicologia, che identifica la percezione di se stessi da parte di altri, l’unico modo per sentirsi parte di una realtà, di creare un Sé reale. Il portato di queste scoperte scientifiche si manifesta nell’applicazione di metodi che lavorino alle dinamiche interne dei gruppi, per portarli ad una migliore gestione dei processi relazionali e alla creazione di reti di valore per le persone, il gruppo e i contesti in cui si trovano ad operare. Le aziende, ad esempio, hanno visto cambiare in modo radicale i propri paradigmi di funzionamento, passando da modelli che prevedevano un alta parcellizzazione di segmenti operativi e ruoli gerarchici, ad una matrice a rete che mira ad una più orizzontale distribuzione del potere, secondo una logica di interdipendenze reciproche. In questo modo si valorizza lo scambio, la flessibilità, la capacità di auto imprenditorialità e l’autonomia, ma anche la capacità di lavorare in gruppo, di costruire un know how condiviso ed evitarne la dispersione, mettendo in comune le informazioni e le risorse. Il Drum Circle, in questo senso, ha un ruolo fondamentale nel raggiungimento di tali obiettivi e le sue potenzialità applicative nei più vari contesti organizzativi sono molteplici. Ed Mikenas sottolinea la valenza del Drum Circle come strumento di sviluppo della leadership, una qualità di cui la cultura moderna ha particolarmente bisogno per il vantaggio della comunità sociale. Il leader è infatti colui che:

• Si propone come modello per gli altri;

• Sa comunicare la propria visione delle cose e mobilizzare le risorse individuali e di gruppo per realizzarla;

• Sviluppa le capacità dei propri collaboratori;

• Ama apprendere e crescere, incoraggiando anche la crescita degli altri;

• Sa rendere il lavoro un piacere per sé e per gli altri, trasmettendo entusiasmo e vitalità.

All’interno del Cerchio, l’Educatiore Professionale può diventare il drumming leader, colui che, come spiegato da David Locke, ‘controlla l’effetto drammatico dell’intera performance’. Egli infatti deve saper gestire e coinvolgere il pubblico e gli utenti, ma soprattutto saper creare comunità. Il settore Corporate, ma anche le istituzioni e le organizzazioni pubbliche sono dunque i luoghi maggiormente coinvolti nella sperimentazione del Drum Circle, sfruttandone le finalità formative principalmente rispetto a: Sviluppo della teamship (leadership, followship, spirito di gruppo); Dimostrazione dell’aspetto sistemico del gruppo (il singolo influenza il gruppo, il gruppo è superiore alla somma dei singoli); Sviluppo di reti relazionali e comunicative basate sul rispetto e sulla cooperazione; Sviluppo della capacità di ascolto e di espressione personale; Empowerment dell’autostima e fiducia in se stessi; Stress management: sviluppo della capacità di adattamento, integrazione dei cambiamenti e flessibilità di ruoli. Numerose sono le capacità che, principalmente negli Stati Uniti, ma in misura crescente anche in Europa ed in Italia, hanno già applicato il Drum Circle nella propria realtà: fra di esse troviamo ad esempio Apple Computer e Microsoft, Motorola, The Wall Street Journal, Exxon Mobile, Oracle, Unilever, World Bank, Sony, Toyota, Bank of America, Andersen Consulting. Oltre ad essere utilizzato come evento formativo, il drum Circle si presenta anche ad essere usato come evento all’interno di un meeting o una convention, finalizzato a: Creare spirito di gruppo e favorire la partecipazione attiva di tutti; Rinfrescare le energie fisiche e mentali di tutti; Promuovere un clima emotivo positivo che facilita attenzione e apprendimento. Un interessante studio del 2003 illustra l’impiego del “Group Empowerment Drumming” con utenti impiegati nel settore della cura a lungo termine di pazienti. Le finalità dell’intervento si finalizzavano su: Riduzione dello stress e dei disturbi dell’umore, causa di assenteismo dal lavoro e di bassa qualità nel servizio reso durante il proprio turno. (fino all’abuso di anziani); Riduzione del burnout , causa di un altissimo livello di turnover, che nel settore della long-term care statunitense si aggira fra il 40 e il 100% annuo. I partecipanti sono stati in tutto 112, nell’arco dei sei mesi previsti dal protocollo di ricerca, coinvolti in attività non solo di drummig ma anche di pianoforte, tecniche di respirazione, mediazioni guidate e movimento. I risultati mostrano una riduzione di quasi del 20% ne turnover e una significativa riduzione dei disturbi dell’umore, misurati attraverso il Total Mood Disturbance (somministrato prima e dopo la partecipazione ai gruppi sperimentali e di controllo).

 

 

 

 

 

4. HEALTH & WELLNESS DRUM CIRCLE

 

Ci sono due tipi fondamentali di Health & wellness Drum Circles: uno ha un carattere più terapeutico, mentre l'altro è più legato al fitness. Terapisti, consulenti e operatori sanitari utilizzano il Drum Circle quando lavorano con diverse tipologie di pazienti, dalle cliniche di salute mentale ai centri benessere. Gli obiettivi che si possono perseguire possono variare molto, ovvero si può cercare un miglioramento nelle abilità fino o grosso motorie oppure si può lavorare sull'autostima, sulle abilità cognitive. Secondo Kalani, i partecipanti a questo tipo di laboratori, percepiscono dei benefici molto simili a quelli che sentirebbero se avessero praticato Yoga, aerobica o meditazione. Ben Schwarcz , specializzato in terapia famigliare e psicologia trans personale, ha focalizzato alcune ulteriori capacità specificatamente attraverso l’integrazione del tamburo nella pratica clinica individuale. Usando la Drum Therapy nel trattamento di bambini ansiosi, ipervigili, depressi, con bassa autostima, deficit di apprendimento ed attenzione, egli ha così potuto lavorare a:

• Contenimento e canalizzazione delle emozioni e degli impulsi più intensi, trasformando specialmente quelle distruttive in energia creativa;

• Sviluppo di una modalità relazionale positiva con gli altri;

• Capovolgimento del pensiero di “non essere bravi” nella percezione del proprio valore e dell’efficacia personale;

• ‘centratura’ e rilassamento psicologico attraverso la proposta di ritmi ripetitivi;

• Sviluppo della capacità di ascoltarsi, identificare emozioni e sentimenti ed esprimerli (sia verbalmente che non verbalmente attraverso il tamburo); • Capacità di attenersi al compito assegnato;

• Tolleranza della frustrazione;

• Autocontrollo e pazienza.

Un altro intervento, svolto nel campo della riabilitazione psichiatrica, merita un’esposizione dettagliata in quanto ha dimostrato la possibilità concreta di un raggiungimento possibile di importanti risultati. Si tratta di due esperienze pilota svoltesi in centri di salute mentale di Kansas City, dove si è proposta la fondazione di un gruppo di percussionisti con l'obiettivo di fare spettacoli a pagamento. Il gruppo conteneva lo spettro delle maggiori malattie mentali: schizofrenia, psicosi maniaco depressiva, disturbo da personalità multipla e depressione, ma era aperto, ovvero la sua frequentazione era volontaria e libera. Inoltre nessuno dei partecipanti aveva precedenti esperienze di drumming. Gli incontri si tenevano una volta a settimana e duravano un'ora. I trainer erano musicisti dagbama, senza previe esperienze con pazienti psichiatrici e insegnavano percussioni, canto e danza della cultura africana dei Dagbama appunto, scelta per la bellezza delle poliritmie che la caratterizzano e per i valori di profonda condivisione sociale trasmessi attraverso le varie arti. Nell'arco dei sei mesi previsti dal progetto vi parteciparono circa cinquanta persone, con presenza fissa di dieci partecipanti i quali costituirono un nucleo stabile di musicisti. Dopo tre mesi il gruppo iniziò a fare spettacoli ai banchetti di molti Centri di salute mentale, iniziando quindi ad avere delle entrate di tipo economico. I momenti cruciali del percorso furono quelli che coinvolsero il gruppo nella scelta del proprio nome (formando così l'identità di gruppo), di come distribuirsi i ruoli e gestire gli incontri rispetto alle esigenze di performance (sviluppando la capacità di decision making di gruppo). Uno dei partecipanti descrive così la sua esperienza: "La partecipazione è la chiave,. Se non hai mai fatto qualcosa, c'è un dubbio di fronte alla tua mente. Credere in qualcosa e farlo sono due cose diverse. E quando vieni e lo fai, il dubbio lascia la mente e va in riserva, aprendola ancora di più". Nonostante gli studi sull'efficacia del drumming di gruppo e sugli effetti che produce si possano ritenere ancora insufficienti e poco sistematici, l’esperienza dei terapeuti e dei pazienti spesso ne testimonia l’efficacia.

 

5.3.IL R.E.I. ISTITUTE

 

A questo punto vorrei brevemente presentare una realtà statunitense, in quanto primo esempio di istituzione che ha approfondito l'applicazione terapeutica dell'entrainment in campo clinico, ossia il Rhythmic Entrainment Intervention (REI) Institute. Questa è infatti un'organizzazione di ricerca e terapia elaborata a partire dagli effetti del ritmo musicale sul sistema nervoso centrale. si basa di fatto su un programma di terapia musicale che usa specifici schemi ritmici eseguiti su un tamburo per aiutare individui con disordini neurobiologici, incluso l'autismo e le relative incapacità evolutive. Il REI è stato sviluppato grazie alle ricerche condotte dal direttore della struttura: Jeff Strong, membro della Società Internazionale per la Musica in Medicina, considerato un pioniere nell'uso del tamburo per il trattamento di disagi fisici e psichici. Nel trattamento da lui ideato vengono miscelate sapientemente antiche tecniche di guarigione attraverso il ritmo, la strumentazione musicale moderna e le più avanzate ricerche sulla neurofisiologia del ritmo. "Usando complessi schemi di tambureggiamneto a 8bps, REI conduce uno stimolo auditivo ritmico che può positivamente influenzare la funzione cerebrale" [J.Strong nel sito www.reiinstitute.com] Per la costruzione del suo metodo terapeutico Strong si rifà alla tradizione dello shamanic drumming e del rhythm - healing, secondo le sue parole. "Lo shamanic drumming usa un ritmo singolo e ripetitivo suonato tra i 3ei 4 bps, che può durare da meno di dieci minuti a più di un'ora. Il ritmo eseguito a questa velocità indurrà uno stato di trance nell'ascoltare e, quando accompagnato da specifiche visualizzazioni, è stato osservato come possa facilitare la guarigione di una varietà di malattie, sia fisiche che psicologiche." In contrasto con l'andamento più monotono e costante delle percussioni sciamaniche, nel rhythm - healing si usa un gran numero di ritmi, in relazione agli specifici sintomi manifestati e alle cause della malattia. "Nel rhythm-healing si pensa che certi schemi ritmici di tambureggiamneto possono influenzare gli schemi ritmici interni dell'individuo e correggere quelli che si crede abbiano causato la malattia. Questa tecnica è usata per trattare molteplici condizioni psicologiche e sembra essere originata nell'Africa Occidentale, diffondendosi in certe aree dell'America Centrale, Settentrionale, Meridionale e nei Caraibi". Chi pratica questo sistema di guarigione deve essere in grado di sentire momento per momento qual è il ritmo più esatto per la situazione del paziente: è una questione di addestramento tecnico, ma ancora più importante è aver imparato a pori nell'ascolto più profondo e cristallino possibile della persona che si ha davanti e delle sue trasformazioni progressive. È necessario che il terapeuta ne colga le caratteristiche psicologiche e comportamentali per individuare ciò che non va e tradurre le proprie intuizioni in modelli ritmici appropriati. Stron riporta l'insegnamento della tamburista malese Yaya Diallo, che nel suo libro "The Healing Drum" (1989, Bear &Co. KY, USA) parla della tradizione africana di guarire le persone con il tamburo. Yaya Diallo afferma che il musicista non cade necessariamente in un repertorio stabilito di ritmi, ma egli deve stabilire il giusto stile ritmico per ogni singolo caso. Essendo questa una questrione profondamente individuale non esistono formule predeterminate. Si tratta di creare un dialogo tra i suoni prodotti dalla musica e le risposte della persona che si sta trattando: sarà l'addestrata capacità del musicista di osservazione che lo metterà nella posizione di poter scoprire i ritmi giusti ogni volta. Questo significa che il tamburista portrà creare uno schema percussivo nuovo, indicato unicamente per quella specifica situazione. Così avvenne anche nel REI, il quale viene ogni volta elaborato appositamente per la persona, per influenzare efficacemente specifiche e sempre uniche costellazioni psicologiche e comportamentali. Questi ritmi ad hoc vengono poi combinati con la pulsazione ritmica regolare tipica dello shamianc drumming: a contraddistinguere il REI dalle altre tecniche percussive sono i complessi ritmi suonati ad 8 bps, mirando ad influenzare la produzione di onde cerebrali alfa attraverso l'entrainment. "L'abilità di uno stimolo auditivo, quale il ritmo dello shamanic drumming, di trascinare le frequenze delle onde interne del cervello è conosciuta come 'auditory driving'. La ricerca dell'auditory driving ha trovato una diretta relazione fra la velocità del ritmo suonato e lo stato che si crea nelle onde cerebrali. Non è necessario che il ritmo rimanga invariato e costante per ottenere tale effetto". Ci si pone come obiettivo le onde alfa per il fatto che esse paiono particolarmente legate ad un incremento della funzionalità generale del cervello, in relazione al processo delle percezioni sensoriali: è stata documentata ampiamente la difficoltà a produrre e mantenere tali onde in persone seriamente compromesse a livello neurologico. Ritmi variabili come quelli utilizzati nel REI inducono diversi effetti benefici sul sistema nervoso: Strong cita una ricerca sulle abilità spaziali in bambini normali e mostra come esse si incrementino del 15 % in quelli che hanno ascoltato ritmi variati rispetto a quelli che sono rimasti in silenzio o hanno ascoltato una melodia di Mozart. Il ritmo agisce come potente stimolatore delle attività neurali, eccitando estese aree cerebrali anche in presenza di gravi scompensi neurologici: battere ritmi sempre diversi ed imprevedibili crea infatti nel sistema nervoso una forte attivazione perché questo tenta di dedurre uno schema, strutturando in forma definita gli stimoli. In questo modo si generano ripercussioni sulla capacità di apprendimento e sulla creatività. "Sembra che un ritmo variato ed inusuale insieme alteri la coscienza ed attivi il cervello in modo tale che permette la rilevazione di un'incrementata capacità di apprendimento ed una superiore attività cerebrale globale". Attraverso una scrupolosa e lunga ricerca sperimentale, si è riusciti ad individuare quali particolari schemi ritmici siano efficaci nelle diverse disfunzioni psicofisiche, comportamentali e cognitive: ad esempio, un ritmo di 21/16 pare essere specificamente utile nel sedare gli autistici, mentre un ritmo di 47/6 viene usato per ridurre comportamenti auto-stimolatori; il fatto di essere in tempi dispari e l'avere una struttura accentuativa complessa rende difficile identificare il tempo in battere del ritmo. Per stabilire le sequenze più adatte a ciascun individuo è necessario conoscerne dettagliatamente le caratteristiche, sondando le tonalità della sua vita e le sfumature del sentire: è mediante un dialogo in profondità fra il terapeuta e il paziente, coinvolgendo eventualmente anche i familiari, che si tratteggiano gli aspetti fondamentali su cui focalizzare il trattamento ritmico. Esso prevede l'ascolto quotidiano per otto settimane di un'audiocassetta di 40 minuti, in cui sono contenuti i ritmi pensati dal terapeuta per il paziente. È possibile ascoltarla anche più volte al giorno, o magari saltarne uno, ma se si scende al di sotto delle tre volte a settimana i risultati non saranno più così significativi. Se ripetuto quotidianamente, infatti, gli effetti terapeutici si fanno evidenti già dopo tre o quattro settimane, in media, e proseguono nei mesi successivi anche se si interrompe la continuità giornaliera dopo le otto settimane di cura. Non è strettamente necessario un ascolto attivo, soprattutto se si tratta di soggetti incapaci di stare fermi e attenti per la durata intera del nastro: in questi casi si può anche solo lasciarlo come sottofondo mentre si gioca, si mangia o si legge; ma è importante non tenere la televisione o altra musica accesa contemporaneamente. Solitamente lo si fa ascoltare prima che il paziente si corichi a letto, mentre svolge compiti scolastici, mentre guida o comunque durante le attività ad esso più congeniali, in vista di un ascolto proficuo; è possibile farlo anche in compresenza di altre persone. Oltre ai trattamenti individualizzati, l'Istituto ha creato un certo numero di altre musiche ritmiche, fra di esse troviamo le Calming Rhythms, dall'effetto sedante su scoppi di rabbia o crisi emozionali e usato per facilitare il sonno o il rilassamento, o aiutare a dare stabilità nei periodi di transizione; è stato dimostrato anche il benefico effetto nel contesto di terapie di linguaggio e della percezione sensoriale. Il REI Institute ora ha indirizzato la propria ricerca verso ritmi particolarmente stimolanti per il sistema immunitario: un nuovo lavoro sinergico è stato anche avviato con la medicina tradizionale cinese, allo scopo di individuare il modo più appropriato per sollecitare ritmicamente i meridiani e i punti dell'agopuntura.

 

 

Bibliografia:

 

R.Benenzon, "Manuel de musicothèrapie" Toulouse, Privatt, 1982

P.Fraisse, "Psychologie du ryrhme", Paris, PUF, 1974

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E.Jacques-Dalcroze, "Le rythme, la musique et l'èducation", Lausanne, Foetich, 1920

S.G. Paczynski, "Rythme et geste. Le racines du rythme musical", Paris, Zurfluh, 1988

Kalani, "Together in rhythm: a facilitator's guide to drum circle music", Los Angeles, Alfred Publishing Co, 2004

Flora Gagliardi, "Prima della musica", Ed del Cerro, Tirrenia, 2001

Franco-Zuffi, "Musica Maga", Erga, Genova, 1996

R.McCellan, "Musica per guarire", Franco Muzziono Editore, Padova, 1993

Diana Tedoldi, "L'albero della Musica", Anima Edizione, Milano, 2006

www.reiinstitute.com

www.drumcircle.com

www.benschwarcz.com

 

 

 

 

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